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Differenze tra la cannabis light e la cannabis terapeutica

sa Redazione-RiBio

Con Cannabis s’intende l’infiorescenza femminile della pianta, ovvero la cosidetta cima, utilizzata per molteplici funzioni, può essere inalata, estratta, disciolta in lipidi o alcoli e così via…

La differenze sostanziali tra la cannabis light e cannabis medica sono principalmente le percentuali di cannabinoidi contenute nei fiori, le infiorescenze e dunque anche i ceppi genetici delle piante.

Ci sono molti strain, o varietà, di canapa ma principalmente vengono divisi in 2 specie: Sativa ed Indica

Le piante che poi produranno la cannabis light devono essere, per legge di specie Sativa, ed i loro ceppi genetici sono ben definiti, attualmente sono 68, ceppi genetici certificati dall’Unione Europea.

Altro aspetto importante, come accennato sono le quantità di principi attivi, nella cannabis light le percentuali totali di THC tetraidrocannabinolo non può superare per legge lo 0.6%, mentre nella cannabis per uso terapeutico non ci sono limitazioni.

Anche il tanto citato CBD, non essendo un principio con effetti stupefacenti, è legato per natura alla percentuale di THC presente, con un rapporto pari a 1:25

green crack sativa

Cos’è veramente la cannabis light?

In sintesi con cannabis light ci si riferisce alle sostanze contenute nei fiori femminili di canapa sativa, di genetiche certificate dall’Unione Europea, selezionate per la loro scarsa quantità di THC. Il nome “light” infatti è ad indicare proprio la presenza ridotta dei cannabinoidi, specialmente quello ritenuto stupefacente.

La ridotta concetrazione di THC, evita che si sviluppino, nell’utilizzatore, effetti psicoattivi, come euforia ed eccitamento, permettendo invece un maggior rilassamento cerebrale, tipico del cannabigerolo e della specie sativa, effetti fisici non sono per lo più percepiti.

Cos’è veramente la cannabis terapeutica?

La cannabis per uso medicinale invece è utilizzata, come dice il nome, è utilizzata per i soli scopi terapeutici, quindi come trattamento medimentoso su prescrizione.

La sua quantità di principi attivi è ovviamente superiore, il THC oscilla tra il 5 ed il 25%, anche le varietà di piante utilizzate sono ovviamente diverse dalla light.

Il tipo di produzione di questo genere di piante è controllato e sorvegliato, segue delle norme specifiche in modo da poter garantire un certo tipo di qualità e sopratutto di controllo di agenti esterni e potenzialmente dannosi come: muffe, batteri, metalli pesanti o altri inquinanti.

Piacerebbe a tutti gli utilizzatori in generale, che ci siano questi controlli, ma in Italia, non essendoci ancora una legge specifica, ci si deve affidare anche al buonsenso e la trasprenza del prodotto da parte del produttore.

In Italia, la cannabis per uso medico è disponibile dal 2016 e contiene dal 5 all’8% di THC, usata per lo più per come terapia per contrastare il dolore cronico, per contrastare la sclerosi multipla o effetti di chemioterapie o terapie legati all’HIV.

Viene anche usate per stimolare l’appetito a pazienti anoressici o oncoligici e come sostanza per aiutare pazienti assuefatti da droghe pesanti a disintossicarsi.

Questo tipo di cannabis è disponibile nelle farmacie, ma ancora oggi è percepita con sospetto ed etichettata come droga, la poca produzione viene fatta soltanto dallo stabilmento chimico farmaceutico militare di Firenze, il resto viene importato dall’Olanda.

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